The Line, la città-Stato algoritmica del deserto

Di Andrea Venanzoni

18 gennaio 2021

Quando Jean Baudrillard coniò l’espressione ‘deserto del reale’ per identificare gli archetipi di una post-modernità fagocitante aveva negli occhi le immagini sature di neon di Las Vegas, Jesus saves in lucori rossicci, e di quelle primitive cavità erose dai millenni e da una tecnologia umana sfrenata dipanate come un gomitolo di metastasi tra il Grand Canyon e la California.

Ma, sia Baudrillard sia Paul Virilio, per quanto proiettati con disincanto e incedere pessimista verso l’orizzonte negativo del futuro tecnologico difficilmente avrebbero potuto immaginare, in ogni sua caratteristica, The Line, la città-Stato lineare che l’ Arabia Saudita ha in mente di realizzare nel volgere di dieci anni, a partire dal 2021: una città governata da intelligenze artificiali e disposta su una unica linea di sviluppo lunga centosettanta chilometri e su tre distinti livelli sovrapposti, con una indicativa popolazione di un milione di abitanti.

Ad ogni livello di strutturazione della città, del tutto priva di arterie stradali, corrisponde una dimensione sociale ed abitativa, quella residenziale, verdeggiante, con parchetti raggiungibili a piedi in dieci minuti, poi sotto, nel ventre cavo quasi da Morlock delle fantasie di Herbert G. Wells, la logistica e le infrastrutture produttive, e poi sotto ancora i veicoli a guida autonoma sfreccianti in immaginifiche autostrade governate da algoritmi.

L’idea sottesa a The Line è la scomparsa totale del trasporto su gomma o rotaia, al fine di ridurre a zero le emissioni inquinanti.

Progetto titanico, e dal costo parimenti faranoico: quasi duecento miliardi di euro.

Frammento di una visione ancora più elefantiaca, quella di Neom.

Neom è una vasta area nord-occidentale del Paese, mollemente adagiata lungo le coste del Mar Rosso. Ma è anche un più ampio progetto, definito una sorta di laboratorio vivente trasnfrontaliero della innovazione, una smart city-mondo dove la quotidianità urbanistica e sociale è integrata, in maniera totale, con sistemi algoritmici.

Visitando il sito internet di Neom, dentro cui The Line si svilupperà, le parole chiave sono sostenibilità energetica, razionalizzazione di governo, 5G, scienze digitali, intelligenza artificiale. Una sorta di enclave popolata non tanto da popolazioni locali quanto da una umanità cosmopolita che dovrebbe renderla una città-oasi nel cuore dell’Arabia.

Un attrattore privilegiato di finanze, eccellenze, elite mondiali decise a inurbarsi nel deserto per sperimentare la gioia neon di un mondo totalmente automatizzato.

Nonostante venga presentato come progetto ecologico ad emissioni zero, la vocazione ‘ecologica’ del progetto si scontra con alcuni elementi che da sempre contraddistinguono i conglomerati urbanistici ad altissima densità tecnologica e di popolazione, da Singapore a Hangzhou; rispetto dei diritti umani e della privacy, suddivisione quasi castale dei ceti sociali che spesso finiscono per dividersi e aggregarsi solo tra loro, escludendo tutti gli altri, la disumanizzazione latente di un ecosistema in cui quasi tutto viene filtrato attraverso processi decisionali algoritmici.

Come ricorda il Guardian in un articolo del maggio 2020, la regione che vedrebbe la creazione della città-mondo algoritmica è popolata da una delle più antiche tribù beduine arabiche, gli Huwaitat.

Ciò che essi lamentano, al di là della espulsione potenziale dall’area, è la costruzione di un sistema del tutto antitetico rispetto al loro mondo storico, una sorta di ordinamento autonomo, parallelo, da città-Stato appunto, in cui quelle che sono le principali leggi, penali, civili e religiose, del Paese e della tribù non varrebbero e verrebbero sostituite con norme più attrattive anche per gli occidentali.

Tutto in Line sembra votato alla accelerazione, al superamento del limite e del reale.

Virilio avrebbe parlato di dromologia, scienza della velocità, e la cosa non è propriamente lusinghiera: perché Virilio, in questo echeggiando la antica sapienza greca che alla tracotanza faceva sempre seguire il castigo dell’accecamento, ci ricorda come il bianco assoluto della accelerazione tecnologica senza freni e senza regole rischi di farci schiantare.