Villa Fastiggi, 50 anni fa a Pesaro la corsa “extra cittadina” e l’ultimo duello Agostini-Hailwood

Di Massimo Falcioni

31 agosto 2021

Sono passati cinquant’anni da quel 29 agosto 1971, quando a Villa Fastiggi di Pesaro il motociclismo viveva una giornata passata alla storia. Perchè gara storica? Per due motivi: il primo riguardava il circuito, il secondo riguardava la corsa. Rispetto al circuito, Villa Fastiggi era classificato quale tracciato “extra cittadino”, quindi né il solito zig-zag sui viali del mare o dei centri storici con rettifili raccordati con curve da “prima” e né il circuito permanente tipo Monza e Imola (Mugello e Misano non c’erano ancora). A seguito della morte di Angelo Bergamonti - pilota ufficiale MV Agusta compagno di squadra di Giacomo Agostini – avvenuta il 4 aprile 1971 dopo una caduta sul circuito allagato da pioggia sui viali del mare di Riccione, era calata la scure del divieto di continuare a correre su quel tipo di tracciati. Per aggirare le nuove regole, l’idea del Moto Club Pesaro è quella di organizzare la corsa già programmata dagli inizi dell’anno in un tracciato fuori città, utilizzando in parte la vecchia strada dentro il paese di Villa Fastiggi sede di importanti mobilifici e in parte la nuova superstrada di collegamento fra Pesaro e Urbino. A dirla tutta, quel tipo di circuito, ben più valido tecnicamente e ben più spettacolare dei circuiti cittadini, era molto veloce e quindi ancora più pericoloso di quelli che avevano subìto il divieto e solo per fortuna, oltre che per una organizzazione eccellente, tutto filò liscio, anche se non mancarono incidenti. Al di là della diversità del tracciato rispetto ai classici “circuiti cittadini”, il primo round del circuito di Villa Fastiggi definito “Pesaro Mobili” per la sponsorizzazione della principale industria locale, si inserisce nelle corse della Mototemporada tricolore, la bella epoque di un motociclismo vissuto dal dopoguerra come una fede, fatta di grandi rischi per i corridori, di grandi rivalità fra piloti e Case, di grandi entusiasmi fra la gente di ogni provenienza, età e condizione sociale, capace di segnare un’epoca oltre i propri confini, oltre il motociclismo, oltre lo sport.

 

Da lì è partito quel motociclismo moderno che è sfociato in show-business e anche strumento di promozione del territorio, ma non snaturandone l’identità incentrata sul cuore della passione popolare, sulla bandiera, sulla Marca, sul Campione, su un mix innovativo e stimolante di tecnica e agonismo, senza mai scadere nel posticcio e nel finto. Una epopea esaltante, fra lampi di gloria e schegge di dolore, un mondo a misura della gente, non perfetto ma genuino, spesso in balia di un destino che imponeva ai suoi eroi un prezzo sin troppo elevato, pagato anche con la vita. Comunque, cinquant’ anni fa, la corsa di Villa Fastiggi faceva da ponte fra due epoche, quella dei circuiti cittadini e quella dei circuiti permanenti. Il motociclismo, dai circuiti stradali a quelli permanenti, cambiava teatro e anche sostanza, diventando show-business, forse trascinandosi dietro i limiti di sempre ma con meno fantasia e meno cuore. Il rischio non veniva eliminato perché era e resta ineliminabile, parte integrante delle corse. Tuttavia la sicurezza, via via, faceva passi da gigante tant’è che le tante cadute che ancora avvengono in ogni week end di gara, rarissimamente, a differenza di una volta, hanno conseguenze mortali.

E passiamo alla corsa, a quel 29 agosto 1971: corsa in calendario quale round del campionato italiano seniores classi 50, 125, 250, 350, 500 con la dicitura “internazionale”, quindi aperta ai big del motomondiale. Motomondiale che nelle cilindrate superiori 350 e 500, dal 1968, vedeva la supremazia incontrastata del binomio italiano Agostini-MV Agusta grazie soprattutto al forfait dalla fine del 1967 dell’altro binomio super, Hailwood-Honda. Il fuoriclasse inglese aveva abbandonato il motociclismo a soli 27 anni dopo 9 titoli mondiali rientrando però il 15 settembre 1968 nel round iridato di Monza, convinto a suon di sterline dal conte Domenico Agusta per dar man forte, o forse per “dare la sveglia”, a Giacomo Agostini. Ma i tempi del feeling fra il fuoriclasse inglese e la Casa italiana di Cascina Costa sono svaniti. Mike cade addirittura tre volte fra prove libere e prove ufficiali lamentandosi per la mancanza di stabilità e per la mancanza di competitività delle sue moto. Di fatto è una accusa di boicottaggio del pilota contro la squadra. Il clima si arroventa fino alle ultime prove del sabato mattina quando Hailwood, visibilmente contrariato, sbatte la sua MV nel muretto dei box davanti a un impietrito conte Agusta, passando sic et simpliciter al nemico, cioè alla Benelli che gli passa la nuova 500 4 cilindri (oltre 85 CV a 13.000 giri oltre 285 Kmh, peso 140 Kg a vuoto) di Renzo Pasolini. Subito, in qualifica, l’inglese sbalordisce sul bolide mai guidato prima e più di 80 mila persone accorrono l’indomani a Monza, pur sotto l’imperversare del maltempo. Nella corsa martellata dalla pioggia, sin dallo start s’accende la lotta fra gli ex compagni di squadra, diventati nemici. Ma è solo un lampo perchè Mike rischia oltre misura volando via al termine del terzo giro alla curva Parabolica. L’inglese ci riprova, sempre con la Benelli, la settimana dopo sul circuito cittadino di Riccione chiudendo terzo nella classe mista e poi insiste, stavolta grazie alla Honda che gli concede i suoi bolidi già messi nel museo, andando a vincere a fine anno quattro confronti diretti con Agostini sui circuiti-salotto inglesi di Mallory Park e Brands Hatch. A fine marzo 1969 Hailwood torna a Riccione finendo secondo, staccatissimo da Agostini, con una Honda 500 … rantolante. Passato con soddisfazione alle 4 ruote, il fuoriclasse inglese rientra pro tempore in moto nel 1970 e ‘71 nelle 200 Miglia di Daytona con le BSA derivate di serie, ancora senza fortuna, costretto al ritiro per noie meccaniche. Hailwood cerca una moto Grand Prix perché gli interessa regolare la “questione Agostini”: così è ben felice di rispondere “sì” agli organizzatori di Silverstone che a ferragosto del ‘71 organizzano quella che i media lanciano come la “sfida del secolo”, come l’”ultimo duello” fra Hailwood e Agostini.

(A sinistra) Giacomo Agostini, (A destra) Mike Hailwood

Sfida impari, perché Mike non dispone di una 500 e la modesta Yamsel 350 (una Yamaha bicilindrica 2 tempi con telaio special) addirittura si ingolfa allo start costringendo l’ex pluri iridato a un furioso inseguimento: da ultimo al primo giro alla fine a ridosso del podio dietro al trionfatore Agostini, all’astro nascente Jarno Saarinen e al sempreverde John Cooper. Così la “bomba” di Silverstone si sgonfia lasciando a tutti l’amaro in bocca. Ed ecco l’idea del Moto Club “T. Benelli” di Pesaro di lanciare la corsa d Villa Fastiggi in programma il 29 agosto come il match della “rivincita” fra Agostini e Hailwood, quest’ultimo non su una scalcinata Yamaha ma addirittura sulle Benelli 4 cilindri 350 e 500, carta vincente per convincere Mike, con l’aggiunta di un ingaggio super, quantificato all’epoca sui sei-sette milioni di lire, più bonus: circa il doppio di Agostini. Va ricordato che la diaria per quasi tutti gli altri piloti era attorno alle 50 mila lire quando un operaio guadagnava circa 150 mila lire/mese. Alla Benelli, però, non riescono a rimettere a posto la 500 (era la stessa usata da Mike a Riccione nel ’69) puntando così tutto sulla 350 “4” (70 CV a 14.500 giri, oltre 270 Kmh 130 Kg di peso a vuoto) ritenuta competitiva rispetto alla MV 3 cilindri anche perché, con quel bolide, Pasolini aveva già battuto Ago ben dodici volte. I media lanciano l’evento. Quel 29 agosto 1971, in una giornata assolata di piena estate, il litorale adriatico pare svuotarsi, con interminabili file di gente verso la strada che da Pesaro porta ad Urbino, assiepando le tribune improvvisate e ogni spazio disponibile. C’è già il pienone nelle gare d’apertura vinte da Alberto Ieva (Morbidelli 50), da Gilberto Parlotti (Morbidelli 125), da Dieter Braun (Yamaha 250) e a fine giornata Agostini sarà portato in trionfo dopo la vittoria (in solitaria) nella 500. Il pubblico straripa in pista inneggiando ad Ago e a Mike, issando cartelli, accendendo tafferugli fra fan. obbligando la direzione gara a rinviare la partenza della 350. Poi allo start l’urlo delle pluricilindriche Benelli ed MV fa esplodere la folla. Al curvone da cardiopalma dopo il traguardo la Benelli in testa riporta alle glorie passate della Casa del Leone e fa battere forte i cuori. Mike guida da gran maestro, come nei suoi giorni migliori: la sua è una danza di gran classe che da sola merita il costo del biglietto d’ingresso dei 70 mila e passa (c’è chi dice 100 mila presenti fra paganti e … portoghesi che hanno guadato il fiume Foglia a… secco) che, dopo gli assalti dell’inglese, attendono la risposta di Agostini che, come un’ombra, segue senza scomporsi il suo ex maestro. È un duello fra giganti. Anzi, è il “duello dei giganti”. In alcuni punti del tracciato, che sul nuovo asfalto della superstrada fa volare le moto oltre i 250 kmh e sulla parte vecchia dentro il paese porta i piloti a sfiorare porte e finestre delle abitazioni, Agostini e Hailwood incrociano le traiettorie e gli sguardi, con contatti e provocazioni reciproche. Rush finale con la Benelli che però perde un filo di fumo da uno dei quattro scarichi, obbligando Mika alla resa proprio quando Agostini abbassa per tre volte consecutive il suo tempo sul giro, con tre record della pista uno in fila all’altro e l’ultimo passaggio in 1’20.5, capolavoro del trionfatore sulla MV. Ed è invasione di pista. Agostini e Hailwood percorrono a passo d’uomo il giro d’onore: piovono applausi, ovazioni, pacche sulle spalle e anche richieste… d’autografo da chi si presenta con penna in mano, per avere la firma del proprio campione sul torso nudo. Sul podio i due amici-nemici si sorridono. Poi si abbracciano. È la prima volta. E sarà anche l’ultima. Nel 1972, sempre a Villa Fastiggi colmo di gente, con le nuove 350 e 500 4 cilindri, la Benelli si prenderà la rivincita battendo con Jarno Saarinen il binomio Agostini-MV in entrambe le cilindrate. Il fuoriclasse finlandese farà addirittura tris dominando pure la 250 (con la Yamaha) davanti a Renzo Pasolini sulla Aermacchi-HD. È l’inizio della nuova era che, purtroppo, durerà poco, chiudendosi con lo schianto mortale di Monza del 20 maggio 1973. Sull’onda dei grandi successi del 1971 e 1972 Villa Fastiggi ci riprova nel 1975 con al centro il duello in 500 fra Barry Sheene (Suzuki) e Giacomo Agostini (Yamaha), fresco del suo 15° titolo iridato, duello risoltosi a favore del campione inglese. Nel 1978 la corsa viene spostata nella vicina Chiusa di Ginestreto con Kenny Roberts “star”. Ma sono gli ultimi fuochi dell’epopea dei “circuiti cittadini” che lasciano definitivamente il campo, non senza rimpianti, agli autodromi permanenti.