La vita quotidiana di una città smart

05 dicembre 2023

Di Massimiliano Lussana

A Genova per una settimana, con una partecipazione di 13mila persone, record per tutte le nove edizioni della “Smart Week”, questo il nome di battesimo della settimana, si è parlato di “Smart City”. 
Ma la domanda è secca: cos’è una Smart City?

Seoul - Corea del Sud

Perchè un conto è fare convegni e volare altissimo, un conto è il cambiamento della vita quotidiana di ciascuno di noi grazie alle Smart City, cioè ciò che influisce ogni giorno sui nostri comportamenti e abitudini di vita.
E allora partiamo dalla premessa metodologica, dalla definizione, dalla domanda di apertura. Che cos’è una Smart City? Risponde il sindaco di Genova Marco Bucci, il cui Comune è il padrone di casa della settimana insieme all’associazione Genova Smart Week: «Per essere tale, una Smart City deve avere una ricaduta positiva sul cittadino, migliorarne la qualità della vita tutti i giorni: nell'abitare, nel lavorare e nel tempo libero. Questo è il concetto di "smart" che promuoviamo e su cui lavoriamo». 
Insomma, per una settimana si sono presentati cinquanta progetti per migliorare la vita dei cittadini.
Alcuni sono già operativi e in qualche caso li abbiamo presentati in anteprima su “Civiltà delle macchine” e ora sono pienamente a regime: penso a “Prenoto vaccino” e poi a “Prenoto salute” con cui Liguria Digitale, la società informatica di Regione Liguria, ha creato piattaforme che permettono ai cittadini di prenotare vaccini ed esami con un semplice clic, scegliendo ambulatori, tempi e modi, ovviamente sulla base delle disponibilità. La cosa funziona talmente bene che altre Regioni hanno bussato alla porta di Enrico Castanini, amministratore unico e dominus di Liguria Digitale per chiedere aiuto, mentre addirittura – al tempo della corsa ai vaccini – la grande Lombardia dovette alzare bandiera bianca e chiedere aiuto alle Poste.

Foto di Denys Nevozhai su Unsplash

Oppure, il progetto “Genova digitale” con cui la struttura di Alfredo Viglienzoni, manager che ha girato il mondo per poi tornare a Genova, offre ai cittadini cinque “pulsanti” per cambiare la loro vita quotidiana in una città smart, anche in questo caso già operativi: i classici servizi on line del Comune di Genova, l’agenda dei servizi demografici, il geoportale con tutte le banche dati sulla città che in qualche modo mappa ogni centimetro di case e strade, ma che lo fa anche nella parte sotterranea,  così da permettere di valutare in tempo reale lo stato del sottosuolo e, ad esempio, intervenire tempestivamente in caso di frane, frequenti a Genova, città in cui negli anni del boom demografico c’è stata una fortissima tendenza a costruire, senza chiedersi se era giusto il posto in cui si costruiva.
Poi c’è “SegnalaCi”, che è un modo per suggerire miglioramenti all’amministrazione, ma anche per segnalare i problemi da parte dei cittadini: le segnalazioni sono migliaia e migliaia, ma quello che è migliorato enormemente negli anni è il tempo in cui vengono evase dalle strutture. Quando il sindaco Bucci le prese in mano, il tempo medio di gestione di una segnalazione era di 70 giorni, oggi è di soli quattro giorni e, ad esempio, quando qualcuno allega una semplice foto di una buca per strada, senza nemmeno precisare dove si trova, grazie al fatto che le immagini dei telefonini oggi sono georeferenziate, dopo qualche giorno gli arriva sulla mail la foto dello stesso punto sistemato.
E poi c’è il Fascicolo del cittadino, un’altra creatura di Liguria Digitale e di Castanini e del suo staff, oltre che del Comune di Genova, dove in pochi secondi, semplicemente con lo SPID, è possibile fare di tutto: da essere informati sul menù a mensa dei propri figli al pagamento della TARI della nettezza urbana, dall’anagrafe al canone d’affitto per le case popolari alla prenotazione del proprio appuntamento con una qualche struttura comunale per cui è richiesta la presenza. Dalla gestione dei propri prestiti in biblioteca alle richieste di sussidi e borse di studio, fino al pagamento delle multe dei vigili.


Insomma, questo progetto di Liguria Digitale, dopo il successo a Genova, è pronto a sbarcare in altre città, a partire da quelle liguri, con un ruolo dell’Anci. 
Ma anche in questo caso non finisce qui e ci sono i cinquanta nuovi progetti della Smart Week, che  spaziano su qualsiasi settore dello scibile umano e ve ne raccontiamo solo alcune, a partire dalla Mobility as a Service (MaaS) che mira ad avere nelle città un servizio di trasporto pubblico ottimizzato grazie ai big data, alla distribuzione dell'energia per i veicoli a impatto zero e alla protezione idrogeologica attraverso sensori installati su edifici, infrastrutture e direttamente sul territorio, per monitorare frane e fiumi. 
Per alcuni progetti è decisiva la collaborazione delle informazioni che arrivano dagli operatori telefonici con l'analisi degli spostamenti dei dispositivi mobili che, ad esempio, permette di programmare nel migliore dei modi il trasporto pubblico, studiando i movimenti da un punto all'altro della città, con dettagli specifici riguardo al giorno della settimana e alla fascia oraria e monitorando, con l’uso di dati aggregati e anonimi, i flussi di traffico generati e analizzando l’impatto che i grandi eventi hanno sulla città. E tutto questo è ovviamente modulabile anche sul Porto, che per Genova è la vita.
Anche Leonardo, con Alessandro Massa, che è responsabile dello sviluppo delle tecnologie, prodotti e innovazione della divisione Cyber and Security Solutions, dopo essere stato alla guida dei “Leonardo Labs”, ha presentato le proprie soluzioni Smart e sottolineato l’elemento cruciale della potenza di calcolo, a partire da DAVINCI-1, il super calcolatore in grado di analizzare un’enorme mole di informazioni elaborare modelli predittivi, che abbiamo raccontato proprio qui su “Civiltà delle macchine”. Nell’attività di monitoraggio Leonardo ricorda anche il valore dell’analisi satellitare, che opera assieme a una analisi interferometrica e analisi dello storico delle immagini.

E non manca nemmeno qualcosa relativo all’agricoltura, visto che è stato completato il processo di informatizzazione e di semplificazione per la Banca Regionale della Terra (BRT), su proposta del vicepresidente della Regione Liguria con delega all’Agricoltura Alessandro Piana, con l’obiettivo di recuperare le superfici agricole e forestali abbandonate, incolte o sottoutilizzate, il cui stato di degrado costituisca fattore di rischio per l’integrità del territorio. In più la ricomposizione e il riordino fondiario concorrono ad accrescere la competitività delle aziende agricole e forestali operanti in Liguria. La Banca Regionale della Terra consiste operativamente in una base dati informatizzata in cui sono inserite le coordinate catastali e le ulteriori informazioni riguardanti i terreni situati in Liguria. Tra le informazioni essenziali la disponibilità dei proprietari, o aventi causa, a cedere la detenzione o il possesso a terzi, oppure ad aderire a forme di gestione consorziata o associata dei fondi. Anche in questo caso semplicemente con lo SPID.
E questo processo permetterà che non si possa più dire “braccia rubate all’agricoltura”.