La civiltà del codice e la nascita di una nuova Quantum Diplomacy

28 aprile 2022

Di Francesco Subiaco

“Il potenziale utilizzo dell’intelligenza artificiale nella gestione della politica estera è immenso e a molti ancora sconosciuto. Dalle controversie internazionali alla gestione delle emergenze umanitarie occorre sfruttare le risorse della quantum diplomacy e dell’AI per ripensare la dialettica internazionale”. Lo ha sostenuto Giuliana del Papa capo dell’unità analisi del Maeci, aprendo la conferenza della Fondazone Leonardo: “Winning the artificial intelligence era. Quantum diplomacy and the power of automation”, il 27 aprile presso la sede del Centro Studi Americani, in Roma. 
Un evento, organizzato con il supporto del Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale ed Intesa Sanpaolo, in cui è stato presentato il white paper realizzato dal Centro Studi Americani in collaborazione con Fondazione Leonardo-Civiltà delle Macchine, redatto con l’obiettivo di approfondire e analizzare i rischi, le sfide e le possibili strategie, dello sviluppo tecnico nell’ambito dell’applicazione degli studi quantistici alla diplomazia e delle nuove frontiere aperte dall’Intelligenza artificiale. Una riflessione resa ancora più necessaria dall’invasione dell’Ucraina da parte dell’esercito russo, che ha reso urgente il dibattito sull’utilizzo di tali tecnologie nell’ambito del new warfare e sulla necessità di una regolamentazione comune del loro impiego, per tutelare il villaggio globale e preservare la centralità della persona e dell’umano anche in questi scenari di crisi internazionale. Su questi temi, durante la conferenza sono intervenuti Sem Fabrizi, consigliere diplomatico e Direttore Relazioni internazionali di Leonardo, Enrico Prati, professore associato alla Statale di Milano, Enrico Savio, Chief Strategy & market intelligence OFC per Leonardo, Francesco Marradi, colonnello del 4° reparto dello stato maggiore dell’aereonautica e la direttrice Raffaella Luglini della Fondazione Leonardo- Civiltà delle Macchine. Interventi che hanno analizzato le prospettive dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie quantiche nelle controversie internazionali e il loro utilizzo per la definizione di una nuova diplomazia capace di sfruttare queste risorse senza essere da esse dominata.

Come ha sottolineato, infatti, Sem Fabrizi “la diplomazia deve convivere con il potere dell’automazione e col senso di responsabilità che esso genera, guardando con attenzione ad una prospettiva comune, come con il nucleare, di regolamentazione di queste nuove risorse” vedendo in esse “un mezzo per aiutare e rinforzare la men diplomacy mettendo al centro il fattore umano”. In questo scenario la lotta per il primato nello sviluppo tecnico è fondamentale nel ridisegnare gli assetti geopolitici, poiché il confronto tra gli attori internazionali passa attraverso nuovi canali, non si mostra più soltanto sul terreno “esclusivamente fisico o virtuale” come ha dichiarato Enrico Savio “ma su un mondo immersivo sintesi di questi due precedenti, in cui le capacità dei sistemi in gioco sfidano e superano la complessità di quelli biologici del cervello umano”. Per il chief strategy di Leonardo, la sfida del futuro, in una ottica di multilateralismo, passa per la tutela della persona e tramite la ricerca del primato tecnico. Una ricerca della primacy, “che non vuol dire supremazia”, che si basa sul confronto cibernetico, ma soprattutto sul consolidamento dei sistemi di interconnessione dei dati.  Savio, infatti, afferma che ci stiamo avvicinando in un mondo in cui “il volume dei dati prodotti sarò capace di superare quello delle molecole che compongono la terra non è più un sogno fantascientifico, ma un futuro prossimo con cui bisogna confrontarsi”, poiché di fronte alla tendenza esponenziale della mole delle informazioni prodotte, la vita umana è contenuta in stringhe di codes digitali, per cui il tema del rapporto col mondo immersivo diventa centrale per comprendere e capire “la civiltà del codice” in cui viviamo. In questo scenario di sviluppo tecnico del mondo digitale sia con destinazione civile, la raccolta di informazioni orientata al mercato, sia con applicazione militare, come con le disruptive tecnologies, capace di distruggere i paradigmi precedenti, occorre un ritorno all’umano, alla comunità, ai principi morali che possano permettere, come ha sottolineato la direttrice Raffaella Luglini, di aprire le nuove prospettive dell’umano nella transizione digitale, “permettendo all’etica di contaminare il progresso tecnico mettendo l’uomo al centro di esso”.