La transizione digitale per processi equi e all’avanguardia

05 maggio 2022

Di Serena Ricci

Il Ministro della giustizia Marta Cartabia il 14 aprile scorso ha costituito, presso l’Ufficio Legislativo del proprio dicastero, un gruppo di lavoro, coordinato dal professor Michele Caianiello, ordinario di Procedura penale e direttore del dipartimento di Scienze giuridiche dell'Università di Bologna, per l’elaborazione degli schemi di decreto legislativo in materia di processo penale telematico e di ufficio per il processo penale, al fine di coniugare profili giuridici, tecnici e organizzativi che rivestono un'importanza strategica per il raggiungimento degli obiettivi di efficienza e di riduzione dei tempi del processo penale, stabiliti nel PNRR.
Il processo penale telematico (PPT), in ritardo rispetto a quello civile (PCT), presenta innumerevoli vantaggi, ma anche molti rischi. Comporta l’investimento di notevoli risorse finanziarie da destinare all’acquisto di nuove apparecchiature (computer, hard disk, etc.) e alla formazione del personale, con non trascurabili pericoli, quali possibili attacchi ai sistemi informatici, con conseguenti manomissioni degli atti o perdita degli stessi, in mancanza degli originali cartacei. 

La transizione digitale è dunque uno strumento per superare la lentezza del processo e il PNRR ha fornito un’occasione per affrontare il tema della pubblica amministrazione, che da sola non riesce a garantire il controllo di legalità e le sanzioni conseguenti, rischiando la paralisi del processo penale. Per raggiungere l’obiettivo della riduzione del 25% dei tempi di trattazione dei processi penali, occorre certamente superare lo scarso livello di digitalizzazione degli atti e di informatizzazione delle procedure, sia nella trattazione delle indagini che nei singoli gradi di giudizio, che nei passaggi dei fascicoli cartacei da un grado all’altro di giudizio, consentendo a tutti i soggetti del processo di poter accedere ad un fascicolo telematico. La transizione deve essere anche ecologica, non solo in termini di risparmio di carta e di tempi o di limitazione degli spostamenti fisici, ma anche di miglioramento dell’equità del processo, perché la digitalizzazione deve rendere più agevole il lavoro del giudice, del pubblico ministero e degli avvocati senza rappresentare un ostacolo alla giusta decisione a causa dei limiti infrastrutturali di rete e di sistema.

Una soluzione potrebbe essere la natività digitale del dato che deve essere fruibile anche nelle fasi successive all’inserimento, per il giudice delle indagini preliminari ad esempio, che deve emettere la misura cautelare o autorizzare un’intercettazione. Allo stesso modo il provvedimento del giudice dovrà essere quanto prima nativo digitale e fruibile per il difensore o il pubblico ministero che devono impugnarlo, in termini digitali. In sostanza il PPT, perché abbia efficacia, dovrà incidere sugli atti del procedimento, sulla formazione e sulla loro struttura, non potendosi limitare a comportare soltanto una modifica tecnica od organizzativa degli uffici giudiziari. E’ dunque fondamentale che il magistrato e l’avvocato possano interagire in sicurezza con il fascicolo telematico, anche dal proprio studio professionale, come accade per il processo civile telematico, dovendo garantire la fornitura a tutti i soggetti abilitati esterni di un software ministeriale unico, a differenza di quanto accaduto nel civile. 
Si deve dare spazio ad una nuova giustizia penale che metta al centro la persona, sia essa imputato, sia essa vittima del reato, senza preoccuparsi esclusivamente della velocità del processo.