Lungo è il cammino dell’intelligenza artificiale, la coscienza delle macchine sembra ancora lontana

17 novembre 2021

Di Francesco Subiaco

Lungo è il cammino dell’intelligenza artificiale. “L’Intelligenza artificiale generale”, ha sottolineato Peter Thiel, “non sta accadendo”. Così ha parlato il cofondatore di PayPal a Seattle, l'11 novembre scorso, al COSM2021, il summit in cui i maggiori protagonisti dello sviluppo tecnologico si sono incontrati per dibattere sulle prospettive tecniche per il futuro e dei temi che vanno dal 5G all'AGI.
Durante uno di questi dibattiti Thiel ha affermato che il sentiero per una AI cosciente, capace di sviluppare processi cognitivi e compiere pensieri intelligenti è ancora lontano. 
Esemplare è un paradosso: se rinchiudiamo un uomo che non sa il cinese in una stanza con un traduttore e gli diamo delle frasi da trascrivere per ottenere il significato in inglese, otterremo sicuramente l’informazione che ci serve, ma potremmo mai dire che quell’uomo sappia veramente il cinese? Sarebbe come dire che una persona che ha a casa un dizionario sia uno scrittore.
Il cinese al chiuso di una stanza dimostra l’assunto di Thiel. Parole, quelle del cofondatore di PayPal, che segnalano sempre di più la distanza della scienza odierna dallo sviluppo di una AI che non solo sappia eseguire comandi e protocolli, elaborare dati e svolgere algoritmi (detta AI debole), ma che possa pensare, compiere ragionamenti, sviluppare una coscienza (AGI).

Peter Thiel

Una coscienza che non sia soltanto una simulazione dello sviluppo di stati cognitivi, ma che sia in grado di diventare reale, cosciente e senziente. Tale sviluppo è stato smentito dal cofondatore di Paypal, che non solo non vede l’alba di nuove AI “intelligenti”, ma che al contrario vede sempre più vicina l’applicazione di AI deboli, capaci quindi solo di eseguire ed elaborare in maniera meccanica, che mirano alla sorveglianza totale e alla “scomparsa della privacy”. Di fronte a questa tempesta “totalitaria”, la creazione dell’AGI sembra diventare sempre più improbabile, non solo per mancanza di possibilità, ma soprattutto per una visione che si riduce al vecchio modello funzionalistico. Un modello che cerca di rappresentare la mente e i processi cognitivi come una legge di corrispondenze informatiche tra bit, come gli algoritmi di un calcolatore, in maniera analitica e meccanica. Arrivando alla conclusione che il cervello raggiunge stati coscienti, in cui si manifesta il "pensiero", tramite delle regole che sono quelle analitico-matematiche, attraverso la raccolta e l’elaborazione dei dati. Conclusione che è vera solo parzialmente. Perché come hanno sottolineato studiosi e scienziati come Searle ed Edelman, la mente e lo sviluppo della coscienza non sono per nulla delle proprietà, ma dei processi. Processi che si muovono su flussi paralleli, in parte analitici quantitativi, in parte qualitativi sensoriali. Non pensiamo solo tramite impulsi neuronali, ma soprattutto tramite sensazione, ricordi. Come sottolinea Searle “ogni stato cosciente è caratterizzato da una sensazione qualitativa”.


Da un “qualia”, ovvero degli aspetti sensoriali, percettivi, in poche parole di qualità, che noi associamo alle informazioni. Avevano ragione Proust e Bergson, nel ricordare che l’uomo vive essenzialmente due tempi, quello scientifico, fatto di istanti, secondi, misurabili, e quello della coscienza, che fonde l’informazione con le corrispondenze della memoria e dei sensi. Immergendo la Madeleine nel suo tè il giovane Marcel della Recherche, viveva un istante di pochi secondi che in realtà lo ha portato ad aprire la porta dei suoi ricordi, del suo passato, in istanti interminabili.  La coscienza non può quindi prescindere dai qualia per svilupparsi, per essere intelligente. Le AI che vengono sperimentate non hanno una capacità cosciente autonoma, esse sono in realtà dei simulatori degli stati coscienti. 
Non resta che rinchiudere un cinese in una stanza. La differenza che emerge dal paradosso della “chinese room” è la prova che il cammino verso l’AGI è ancora lungo. Mentre il cammino per la sorveglianza e per lo sviluppo di una società che guarda al controllo tramite le AI deboli è sempre più vicino, nonostante siano necessari per Thiel un quantitativo di dati immenso per l’AGI che si può raggiungere tramite le AI, ma “ovviamente la sorveglianza di una intelligenza artificiale ha un sottofondo totalitario”.