Motociclismo, le cadute costano caro. Non solo ai piloti

25 febbraio 2022

Di Massimo Falcioni

Il motociclismo, si sa, è sport spettacolare e avvincente ma assai costoso per Team e Case e ad alto rischio per i piloti, ieri come oggi. Negli ultimi anni, in particolare dagli inizi dell’era MotoGP nel 2002, la sicurezza ha fatto passi da gigante specie rivoluzionando i circuiti (eliminazione delle barriere, ampliamento spazi di fuga, allontanamento del pubblico dalla pista ecc.) e le tute e i caschi da astronauti ma al contempo non sono diminuite le cadute, anche gravi e addirittura mortali, perché le moto sono sempre più potenti e iper sofisticate tecnologicamente (4 cilindri 4 tempi 1000cc. da 300 CV con peso sotto i 160 Kg. elettronica e materiali iper raffinati e super costosi) e volano sui 360 Kmh (accelerazioni 0-100 Kmh in poco più di due secondi!) e perché il rischio nel Motorsport non è eliminabile. Basti pensare che nell’ultimo test pre-stagionale MotoGP dall’11 al 13 febbraio scorso sul circuito indonesiano di Mandalika le cadute hanno coinvolto il 57% dei 24 piloti presenti, con una decina di corridori a terra due-tre volte e almeno un paio di questi con conseguenze abbastanza pesanti. Nei 18 round del Mondiale 2021 MotoGP ci sono state 278 cadute: non un record ma pur sempre un segnale di allarme che conferma il rischio ineliminabile delle corse e anche le difficoltà di portare al limite questi bolidi dall’elettronica spaziale e dalle gomme per pieghe-monstre ma spesso traditrici. Anche nelle altre due categorie iridate, Moto3 e Moto2, ovviamente non mancano le cadute che anzi sono ancor più numerose e, purtroppo, con conseguenze a volte più gravi, persino mortali come accaduto quattro volte la scorsa stagione. In particolare, la Moto3, categoria di ingresso nel Motomondiale con alcuni piloti che fino all’anno scorso avevano16 anni (dal 2023 età minima 18 anni in tutte e tre le classi) è diventata una corsa-corrida: contatti, entrate all’arma bianca, staccate assassine in curva, zig-zag anti scia.


Grande show ma grandi rischi. Le regole ci sono ma spesso vengono male interpretate e fatte rispettare non si sa come non si sa perché. In 73 anni di Motomondiale ci sono stati in pista più di 10.000 incidenti con oltre 150 piloti (18 italiani) deceduti, cifra pesantissima e addirittura almeno da raddoppiare mettendo nel conto le corse di velocità extra iridate, nazionali e di seconda categoria. Nell’ultimo decennio del Motomondiale c’è una media costante di cadute: circa mille a stagione! Le cadute si equivalgono nelle tre categorie anche se la Moto3 detiene il record pro capite con singoli piloti andati a terra anche 30 volte a stagione. In MotoGP il record personale di cadute ce l’ha l’otto volte iridato Marc Marquez (tutt’ora non a posto fisicamente dopo l’incidente del 2020 a Jerez): a terra oltre 25 volte a stagione, per non parlare di quante volte il fuoriclasse di Cervera si è salvato in extremis. In questo caso, le cadute non sono da attribuire (solo) al superamento del limite di Marquez, ma (soprattutto) alle caratteristiche della Honda RC212V, straordinaria ma assai difficile da governare come dimostrano i dati 2021 dove nella classica dei “cascadeur” ai primi quattro posti ci sono ben tre piloti della Casa dell’Ala Dorata, oltre a Marquez (24 cadute), Pol Espargaro 21 cadute) e il fratello di Marc, Aleix (20 cadute) e Takaaki Nakagami (14 cadute). Nella storia del motociclismo non c’è mai stato (e non c’è) pilota che non sia andato a terra più volte perché tutti, sempre, cercano il limite per rubare al tempo un millesimo di secondo. Anche un fuoriclasse accorto e in assoluto fra i più “sicuri” quale è stato il 15 volte campione del Mondo Giacomo Agostini, pur scampato da tante giornate tragiche che hanno coinvolto tanti suoi colleghi del motociclismo dei “Giorni del coraggio”, porta comunque ancora oggi sul suo viso i segni dell’abbraccio indesiderato con l’asfalto.


Le cadute fanno parte del gioco ma incidono sul morale del pilota e della squadra perché hanno conseguenze sui tempi sul giro, sui risultati di gare e campionati, sono sempre una mazzata per il budget. Ogni volta che il pilota cade, specie se non si rialza subito da solo, porta apprensione sul circuito, nel pubblico sugli spalti o davanti alla tv, e particolarmente mette ansia  nel proprio Team. Non solo. Le cadute costano anche sul piano economico. Questi bolidi, in particolare le MotoGP, sono ultra potenti, ultra veloci, ultra delicati e anche iper costosi. Una caduta, quindi, può costar caro al Team anche in termini di budget. Può anche capitare che il bolide dopo aver sbattuto ad alta velocità prenda fuoco e in quel caso la “botta” può superare facilmente e di molto il milione di euro perché solo di “affitto” quella moto per una sola stagione costa da tre a quattro milioni. Ma anche senza arrivare a esiti così disastrosi, una caduta incide economicamente anche perché, oltre ai costi delle parti colpite e da sostituire, aumenta sempre il carico di lavoro della squadra che si trova anche a dover ricostruire da zero in tempi record e sotto pressione una moto distrutta. Alcuni esempi sulle spese? Un prototipo MotoGP che cade in prova o in gara quasi mai ha un costo zero. Quasi sempre la caduta provoca sostituzioni di pezzi e di componenti del mezzo da un minimo di 10.000-20.000 euro a una media sopra i 100.000 euro. L’incidente che costa sotto i 2.000 euro è una eccezione. Basta che la moto finisca fuori sulla ghiaia che già vanno cambiati i dischi freni in carbonio dal costo sopra i 10.000 euro  a volta sperando di non dover cambiare l’intero impianto frenante dal costo oltre gli 80.000 euro per Kit. Una botta sui cerchi in magnesio può costare altrettanto. Idem un radiatore. Sul davanti della moto ci sono componenti elettroniche, come la strumentazione 2D che da sola vale più di 3000 euro e altre componenti (sensori ecc.) con costi anche superiori ai 15-20.000 euro a impatto tenendo conto che tra sensori, cavi, cruscotto rovinare l’elettronica può costare anche più di 100 mila euro.  


Dover cambiare una carenatura in carbonio (5 euro per ogni 100 grammi), un serbatoio, gli scarichi (di grande valore e di grandi spese), i radiatori, i mezzi manubri, un cerchione in magnesio (oltre 5000 euro), alette aerodinamiche (costi iperbolici), per non parlare del forcellone o addirittura del telaio (lasciando fuori il motore…)  significa metter mano al portafogli, sborsando sempre cifre notevoli. Anche perché quasi tutte le componenti non sono riparabili e vanno quindi sostituite. Una caduta leggera non costa mai meno di 20 mila euro sostituendo almeno manopole, pedane, comando cambio e freno posteriore. Una caduta media (ko cerchi, freni, sospensioni, radiatori, sensori elettronici) può costare attorno a 100 mila euro. Una botta pesante con danni a telaio, elettronica o addirittura motore, va sempre sopra i 500 mila euro. Non è quindi difficile capire che per un Team non è la stessa cosa avere in squadra un pilota che ogni week-end distrugge la moto e un altro per cui invece la scivolata è una eccezione o quasi. Se con circa 15 milioni di euro oggi in MotoGP un Team satellite medio (quindi non ufficiale) può fare una stagione, tale cifre può salire di molto, se i suoi due piloti riducono spesso i loro bolidi in… rottami. Ma quanto costa una MotoGP ufficiale? E chi lo sa? Sicuramente ben oltre i 3 milioni di euro! Senza considerare lo sviluppo, ovvio! Pensare che nel calcio un pallone costa meno di un grammo di benzina nel serbatoio di una MotoGP. E, certamente, fa meno danni un tiro del centravanti che manda la palla in tribuna di una staccata sbagliata a 300 Kmh che può mandare in fallimento il Team e all’ospedale il suo pilota. Questo è il motociclismo show-business. Prendere o lasciare.