Settembre 2021
Il grande fermento che aleggia attorno alla nuova fase di conquista dello Spazio impone alcune riflessioni in merito alle possibilità e ai limiti dati da questa inedita prospettiva: come sarà la vita che verrà se il cosmo diventerà un luogo abitabile? E cosa accadrà alla Terra? Come gestire gli interessi per le risorse spaziali degli Stati e dei privati? A queste domande tenta di rispondere il nuovo numero di Civiltà delle Macchine grazie ai contributi, tra gli altri, di Roberto Battiston, Luigi Pasquali, Chandra Candiani, Tommaso Pincio e Roberto Vittori.

In questo numero

Editoriale

Di Marco Ferrante

C’è un fervoroso affollamento mediatico sulle avventure orbitali di Jeff Bezos della Blue Origin (spin-off astrale di Amazon), Richard Branson della Virgin Galactic, ed Elon Musk di SpaceX.

Lo sguardo dall’alto per salvare il pianeta

Di Luigi Pasquali

Una superficie azzurra coperta da nuvole. Il 14 agosto del 1959 la Terra appare così al suo primo fotografo orbitante. Sono passati appena due anni dal lancio dello Sputnik, ce ne vorranno ancora dieci per il primo uomo sulla Luna, eppure gli occhi del satellite NASA Explorer 6 riescono già nell’impresa di raccontare da lontano, seppure in piccola parte, ciò in cui siamo immersi quotidianamente.

Infinito variabile. Una declinazione poetica dello Spazio

Di Chandra Candiani

Meditare apre le soglie, le socchiude, le spalanca, le accosta. Non restano per sempre invariabilmente aperte né invariabilmente chiuse. È lo spazio la prima vastità aperta sull’infinito che si percepisce.

La vita che verrà

Di Massimo Sideri

Nell’affascinante museo dell’aeronautica di Vigna di Valle, nei pressi del Lago di Bracciano, una fedele replica del Wright Flyer Type 4 – l’aereo che nel 1903 riuscì a sollevarsi per 59 secondi grazie a un motore di appena 16 cavalli – ammonisce inconsciamente sulle differenze tra volo nell’atmosfera e fuori dall’atmosfera: gli aerei sono nati fin dalle origini con uno scopo ben preciso, far volare l’essere umano. I missili no.

L’insostenibile ritrosia degli alieni

Di Tommaso Pincio

«Dove sono?». Nel consesso di chi scruta il cielo per scovare segni di vita extraterrestre, questa semplice domanda è nota come il paradosso di Enrico Fermi. Fu lui infatti a porla nell’estate del 1950 per evidenziare una irrisolvibile contraddizione: se davvero l’universo pullula di alieni, come mai non si sono fatti ancora vedere?

Archivio pubblicazioni

Nuova Edizione

Dopo sessant’anni torna Civiltà delle Macchine, uno spazio colto e libero, aperto ai pensieri e ai soggetti che possono aiutarci a capire, conoscere e interpretare la modernità.

Nuova Edizione